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Caccia cacciata

Ci sono molti che dicono di amare una sola razza di cani e con quelli cacciano tutta la vita.Io ho amato i Pointers, i Setters, i Bretons fra i cani da ferma e mi sono sempre compiaciuto delle rispettive caratteristiche. Molto spesso ho avuto un Breton e un setter,un Pointer e un setter oppure un setter e un Pointer. Ciò è stato per una scelta meditata poiché ho sempre fatto caccie varie. Sia per tipo di selvaggina sia per terreni da battere.Per ogni circostanza quindi ho avuto sempre il cane valido.In periodo d'apertura eccellenti,infaticabili pointers; in autunno e inverno setters e bretons che reggevano alle temperature più proibitive. Qui sotto si osserva una coppia mista di breton e setter che mi ha fatto molto divertire,ben assortita e rispettosa del lavoro reciproco. Sono stati fotografati in ferma e consenso su fagiani in una giornata primaverile di allenamento. Il Breton è Johnny ,la setter è la Dolly .           ...

Cacciatori e non solo.

Quando ci si riuniva in piazza la sera per i commenti della giornata che declinava mi avvicinavo al gruppetto con timidezza. Ero molto giovane e avevo preso la prima licenza a sedici anni. Quelli che parlavano erano stati compagni di caccia di mio padre e i loro nomi risuonavano nella mia testa come uno scampanio a festa. Si trattava di Abramo e Dionigi, mastro Francesco e Aurelio, Giuseppe e Luigi Parrotta e tanti altri. Significano avventure passate,episodi di vita felice nei boschi e nelle campagne o atti venatori da mandare a futura memoria per valentia o fresconeria autentica. Sentii di uno che sbagliò con due colpi una facile lepre sul sentiero. L'amico sadico e un tantino perverso lo invitò energicamente a inseguirla e recuperarla assicurandogli che era ferita. L'urlo dei cani l'avrebbe guidato. Che corresse svelto altrimenti  l'avrebbero maciullata. Si accorse dello scherzo solo dopo molte dozzine di metri.Si fermò trafelato a riprendere fiato e poi, stizzi...

La Pasqua e la caccia.

Non c'entra nulla la festività se non perché lascia liberi gli uomini dalle loro incombenze e quindi permette una uscita a caccia. Oggi cacciare a Pasqua è impensabile ma fino a qualche dozzina di anni or sono ciò era realtà. In aprile e maggio la caccia era consentita in pianura entro i due chilometri dalla battigia del mare. Sia alle quaglie sia alle tortore. La pianura antistante il mare,le dune, gli uliveti prospicienti,terrazzati su dolci rialzi del terreno e con vista sul mare erano occupati da stuoli di cacciatori. Alcuni appostati dietro un riparo momentaneo altri in movimento coi loro cani da ferma. Spesso questi ultimi si aggiravano nei pressi delle parate per la presa delle quaglie vive. Un aucupio allora permesso che si faceva sotto l'egida dell'istituto I.N.F.S. che era preposto agli studi della migrazione della selvaggina. I selvatici catturati venivano inviati ad Ancona dove erano parte inanellati e liberati, parte consegnati alle associazione cinofile rico...

Giornate di caccia.

Bianco e setaceo è il manto che ti copre, l'occhio è di brace quando fermi immota fra i cespugli e la guazza,alla felina, dove punti bloccando la regina. Coperto di fustagno io soffro il freddo ma non trascuro di seguire svelto il tuo galoppo teso e vellutato e arranco fra i roveti già sfiancato. Vorrei essere subito sul posto, dove ho sentito l'ultimo sonaglio, per servirti veloce e senza sbaglio; tu lo mostri con froge dilatate ma la salita è dura e son prostrato. La beccaccia è la nostra antagonista la cerchiamo con tanta abnegazione ci costa graffi fatica e sudore ma questo non importa, è il nostro amore. Noi vogliam conquistarla a tutti i costi per poterla infilare nelle tasche dopo ch'ella è volata fra le  frasche. ************** La setter in foto, immensa per olfatto stile e movimento, è la mia " Daisy di Montegranaro ". Progenie di " Luibor Nord" ,Ch. Trialer.

Primavera e Beccacce

La sosta delle beccacce in Italia,specie nelle regioni meridionali, non finisce a gennaio o febbraio come immaginavano i vecchi cacciatori.Essi erano paghi delle loro battute invernali pertanto non andavano più a caccia dopo quei mesi,pur essendo la caccia aperta,  almeno non praticavano la battuta alla beccaccia con quella insistenza e determinazione di oggi. Tutto ciò è comprensibile se si pensa che i cacciatori di beccacce,in senso specialistico, erano pochi; i territori molto vasti e la selvaggina molto abbondante. Ciò dava l'appagamento e la mancanza di stimoli che invece oggi sono estremamente compulsivi.  Dea e Gyp erano i protagonisti, assieme a me, di quelle cacciate.Vincenzo e Daniela,miei figli,testiomoniano coi loro vestitini leggeri che la stagione non era del tutto invernale. In alto appeso ai rami un carniere di Beccacce. Io,abitando in territori  idonei alla sosta tardo/invernale ante/primaverile, feci molte esperienze su questo versante controlla...

FAIS.

La stagione si presentava buona,dopo l’acqua dell’ottobre e i primi freddi già si vedevano branchetti di fringuelli e tordi che zirlavano, schizzando dalle siepi di lentischio a bacche rosse. Io avevo curato l’allenamento del mio Fais con ogni diligenza.Quaglie tutta l’estate e coturnici dal settembre. Si era irrobustito e aveva riempito le sue fasce muscolari di volumetrie lisce e lunghe. Pelo lucido,splendente,setaceo con frange lunghe e folte.La coda a scimitarra, corta e bassa fra i garretti come si conviene a un dignitario che indossa il suo abito a coda di rondine.Le macchie nere sulle orecchie e la moschettatura fuoco sul muso ne facevano un simpatico pirata che sembrava prendersi gioco di te quando ti guardava negli occhi. Red a caccia di pernici nella valle del Taro. Pensavo e godevo, godevo e pensavo alle beccacce che ormai erano sul piede di partenza.Bastava una scrollata di neve,una tramontana vera rigida e fredda con l’aria serena delle giornate ch...

Buon Natale 2010

A tutti i miei amici,ai frequentatori del Blog, a tutto il mondo auguro sinceramente serenità e felicità. Buon Natale a Tutti                                            Federico

Poesia per papà

La poesia che ho pubblicato  fu dedicata da un amico a mio padre. Li aveva accolti l’America,il sogno di tutti oggi e sempre. Ma non quello della California assolata; quello delle fabbriche e degli altiforni,delle officine e dei mestieri. Mi piace ricordare che mio padre visse a lungo negli Stati Uniti dove si fece una posizione, si formò la sua educazione e maturò la passione per la caccia e i cani di razza pura. Lo testimonia questa poesia in dialetto calabrese,esattamente savellese, che un compaesano volle dedicargli.L’occasione della sua partenza per una visita ai vecchi genitori in Italia fu sfruttata dal poeta residente anche lui a New York. La poesia è densa di nostalgia come è d’uopo. Purtuttavia si nota subito che, chi scrive, conosce la rima e il linguaggio risulta facilmente traducibile in Italiano, non si tratta dunque di un poeta improvvisato ma ispirato. Scrive in vernacolo solo per sottolineare l’imperituro amore per il borgo natio e il paese d’origine.Molto m...

A Vincenzo Gallo in partenza per l’Italia

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Venator e ars venandi.

Gli antichi romani,nostri progenitori, avevano grande stima dei cacciatori.Nella loro lingua erano chiamati Venator o Venatores. Da questa parola nacque l’allocuzione “Ars venandi” ovvero l’arte di andare a caccia. Allora la caccia non è un semplice istinto e nemmeno un modo di sostenersi procacciando la selvaggina come cibarie. Tantomeno è uno sport nel vero senso della parola. Lo sport è nato molto dopo e la caccia per sport non esiste. Sempre che si parli di caccia nel senso De Coubertiano del termine. Infatti nessuno va a caccia solo per partecipare, chi ci va vuole assicurarsi il meglio dalla giornata di caccia, dunque non fa sport. S’impegna al massimo delle sue energie e delle sue possibilità. Si può parlare quindi di ancestrale istinto laddove nei propri antenati si riscontri un proverbiale e tenace attaccamento all’attività venatoria. Quando uno abbia un padre o un nonno,uno zio, un cugino o un avo o bisavolo qualunque che aveva grande passione per la caccia si può dire che ...

A caccia come e perché

Per chi nasce in un paese di montagna e segue le evoluzioni delle stagioni,i discorsi degli allevatori e dei contadini e vive il tempo delle semine e delle raccolte, andare per i campi e osservare la natura aiuta a diventare cacciatori. Qualcuno potrebbe dire che anche nelle grandi città sentono la passione della caccia come negli ambienti rurali.E’ vero! Ma i fattori genetici sono recidivanti e gli uomini ricevono l’imprinting dai genitori e parenti come  i cani da caccia che diventano cacciatori,i cavalli che imparano a correre e i lupi che imparano a prendere gli agnelli. Allo stesso modo i ragazzi diventano cacciatori.Ne è l'esempio  la foto qui a destra di mio figlio Vincenzo, ancora imberbe e senza licenza di caccia, che veniva con me a farsi onore sul terreno. Le quaglie al Lauro non mancavano e il setter le lavorava coscienziosamente. Vincenzo sparava già benone e si vede dal suo carniere di quattordicenne. L’istinto non si può sopprimere anzi si tramanda. Nessu...

Il Breton questo sconosciuto

Molti immaginano il Breton come un cane da riporto, al massimo come un cagnetto tutto fare che spesso trova gli animali da penna e li punta e spesso anche quelli da pelo e li scova abbaiandogli dietro.  Insomma una specie di magico condensato in un briciolo di cane che dovrebbe soddisfare il cacciatore sparatutto  con qualche latenza da cacciatore codaiolo. Come dire mi piace il cane,mi piacerebbe, mi piaceva.Meglio se ne prendo uno a metà così se ce l’ho mi fa compagnia e mi serve in qualche maniera mentre, se non ce l’ho, lo rimpiangerei sia quando mi servirebbe sia quando dovrebbe farmi almeno compagnia. Tutto sbagliato. Punto e a capo. Ricominciamo a parlare del Breton, quello vero. Perché dico quello vero? Facile, semplice. Il Breton vero non è quello descritto sopra. E’ tutta un’altra cosa. Forse in antico somigliavano a quella cosa lì ma da almeno 30/40 anni non gli somigliano più per nulla. Non è che abbiano perso il vizio di cacciare tutta e dico tutta la selvaggina...

La neve,la caccia e le avventure.

Molti anni fa,credo attorno al 64/65, vivevo l’arrivo della neve come una magnifica occasione per avviare una avventura venatoria fuori da ogni regola insomma straordinaria. In realtà ero assolutamente affascinato dai racconti dei miei parenti e amici cacciatori sulle occasioni che poteva offrire la caccia in tempo di neve. A quei tempi non esisteva alcuna restrizione in merito e non c’era nemmeno coscienza dell’eventuale forzatura verso la conquista di un capo di selvaggina in maniera più o meno nobile. La cultura era quella del prendere per bisogno ancor più che prendere per diletto, quando diletto s’intenda soddisfazione dell’istinto venatorio/predatorio tal quale esiste in ogni animale carnivoro. Cultura per altro che ,in alcuni luoghi, tarda a morire. Ebbene, quell’anno come accadeva spesso in quei lustri, venne abbondante la neve sia sulla Sila alta sia sulla pre Sila crotonese. I monti e le colline furono coperti di strati consistenti di neve fresca e la vegetazione soggiacq...

Il tempo stringe.

Lo si può intendere in due modi. Il primo: nel linguaggio popolare vuol dire che manca il tempo per fare determinate cose.Il secondo: nel linguaggio venatorio vuol dire che arriva la stagione fredda che spinge i selvatici all'emigrazione verso il sud. E' appunto ciò che aspettano i cacciatori proprio come gli sciatori che si augurano neve sui monti. Neve,freddo e terreno ghiacciato fa emigrare gli uccelli verso il sud del mondo. La dove troveranno pasture e alberature accoglienti, con lauti pasti che non avevano più nelle lande gelide dalle quali provengono. I primi migratori e i più sensibili sono i colombacci, poi arrivano i tordi e infine le beccacce. Ovviamente gli uccelli di padule e d'acqua e i piccoli insettivori. Le Beccacce in genere aspettano che la tramontana o la bora si faccia insistente. Le nevicate ammanteranno il terreno di bianco e i vermi si affonderanno nel terreno. Arriva l'ora di spostarsi. Il volo avviene di notte per evitare i rapaci ...

Freddo di Tramontana beccacce in arrivo

Un carniere di beccacce sui monti della Calabria in un freddo mese di dicembre.Quando ancora i divieti e i parchi erano lontani da venire. ><<<><<<<<><<<<<<< In questi giorni improvvisamente, come mai in altri anni, la temperatura si è abbassata e il freddo ha cominciato ad imperversare. Una fredda e secca tramontana ha spazzato i monti posti a riparo della città e li ha resi puliti e estremamente visibili.Sembra di toccarli con mano. Molti si sono lamentati per il freddo io no. Sono appassionato di questo poderoso e secco vento che viene dall'est. Lo amo fin dalla mia più giovane età e mi fa sentire anche più in gamba, si respira,si cammina,si mangia e si dorme meglio. Ovviamente qualche coperta sul letto non guasta e il blusotto di piumino deve essere a portata di mano.Perché lo amo? Semplice, smuove le beccacce. E i tordi. E tutti gli altri migratori. Ve...

Un nuovo modo di andare a caccia

                                              Red,setter tricolore di grande classe, in ferma solida e espressiva. La caccia col cane da ferma è finita. Ovviamente mi riferisco alla caccia classica che richiede selvaggina classica per il cane da ferma. Per primo La Starna e dopo Coturnice,Pernice,Quaglia e Beccaccia. Non includo il fagiano perché trattasi di un surrogato che spesso rovina i cani da ferma invece di aiutarli ad esprimere le loro potenzialità. La fine delle caccia col cane da ferma coincide con la fine dei terreni coltivati e mantenuti da agricoltori e mezzadri,usati da pastori e vaccari,colonizzati da intere famiglie di fruitori del territorio agro-silvo-forestale per tutte le attività che ha visto crescere il genere um...