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Venator e ars venandi.

Gli antichi romani,nostri progenitori, avevano grande stima dei cacciatori.Nella loro lingua erano chiamati Venator o Venatores. Da questa parola nacque l’allocuzione “Ars venandi” ovvero l’arte di andare a caccia. Allora la caccia non è un semplice istinto e nemmeno un modo di sostenersi procacciando la selvaggina come cibarie. Tantomeno è uno sport nel vero senso della parola. Lo sport è nato molto dopo e la caccia per sport non esiste. Sempre che si parli di caccia nel senso De Coubertiano del termine. Infatti nessuno va a caccia solo per partecipare, chi ci va vuole assicurarsi il meglio dalla giornata di caccia, dunque non fa sport. S’impegna al massimo delle sue energie e delle sue possibilità. Si può parlare quindi di ancestrale istinto laddove nei propri antenati si riscontri un proverbiale e tenace attaccamento all’attività venatoria. Quando uno abbia un padre o un nonno,uno zio, un cugino o un avo o bisavolo qualunque che aveva grande passione per la caccia si può dire che ...

A caccia come e perché

Per chi nasce in un paese di montagna e segue le evoluzioni delle stagioni,i discorsi degli allevatori e dei contadini e vive il tempo delle semine e delle raccolte, andare per i campi e osservare la natura aiuta a diventare cacciatori. Qualcuno potrebbe dire che anche nelle grandi città sentono la passione della caccia come negli ambienti rurali.E’ vero! Ma i fattori genetici sono recidivanti e gli uomini ricevono l’imprinting dai genitori e parenti come  i cani da caccia che diventano cacciatori,i cavalli che imparano a correre e i lupi che imparano a prendere gli agnelli. Allo stesso modo i ragazzi diventano cacciatori.Ne è l'esempio  la foto qui a destra di mio figlio Vincenzo, ancora imberbe e senza licenza di caccia, che veniva con me a farsi onore sul terreno. Le quaglie al Lauro non mancavano e il setter le lavorava coscienziosamente. Vincenzo sparava già benone e si vede dal suo carniere di quattordicenne. L’istinto non si può sopprimere anzi si tramanda. Nessu...

Il Breton questo sconosciuto

Molti immaginano il Breton come un cane da riporto, al massimo come un cagnetto tutto fare che spesso trova gli animali da penna e li punta e spesso anche quelli da pelo e li scova abbaiandogli dietro.  Insomma una specie di magico condensato in un briciolo di cane che dovrebbe soddisfare il cacciatore sparatutto  con qualche latenza da cacciatore codaiolo. Come dire mi piace il cane,mi piacerebbe, mi piaceva.Meglio se ne prendo uno a metà così se ce l’ho mi fa compagnia e mi serve in qualche maniera mentre, se non ce l’ho, lo rimpiangerei sia quando mi servirebbe sia quando dovrebbe farmi almeno compagnia. Tutto sbagliato. Punto e a capo. Ricominciamo a parlare del Breton, quello vero. Perché dico quello vero? Facile, semplice. Il Breton vero non è quello descritto sopra. E’ tutta un’altra cosa. Forse in antico somigliavano a quella cosa lì ma da almeno 30/40 anni non gli somigliano più per nulla. Non è che abbiano perso il vizio di cacciare tutta e dico tutta la selvaggina...

La neve,la caccia e le avventure.

Molti anni fa,credo attorno al 64/65, vivevo l’arrivo della neve come una magnifica occasione per avviare una avventura venatoria fuori da ogni regola insomma straordinaria. In realtà ero assolutamente affascinato dai racconti dei miei parenti e amici cacciatori sulle occasioni che poteva offrire la caccia in tempo di neve. A quei tempi non esisteva alcuna restrizione in merito e non c’era nemmeno coscienza dell’eventuale forzatura verso la conquista di un capo di selvaggina in maniera più o meno nobile. La cultura era quella del prendere per bisogno ancor più che prendere per diletto, quando diletto s’intenda soddisfazione dell’istinto venatorio/predatorio tal quale esiste in ogni animale carnivoro. Cultura per altro che ,in alcuni luoghi, tarda a morire. Ebbene, quell’anno come accadeva spesso in quei lustri, venne abbondante la neve sia sulla Sila alta sia sulla pre Sila crotonese. I monti e le colline furono coperti di strati consistenti di neve fresca e la vegetazione soggiacq...

Il tempo stringe.

Lo si può intendere in due modi. Il primo: nel linguaggio popolare vuol dire che manca il tempo per fare determinate cose.Il secondo: nel linguaggio venatorio vuol dire che arriva la stagione fredda che spinge i selvatici all'emigrazione verso il sud. E' appunto ciò che aspettano i cacciatori proprio come gli sciatori che si augurano neve sui monti. Neve,freddo e terreno ghiacciato fa emigrare gli uccelli verso il sud del mondo. La dove troveranno pasture e alberature accoglienti, con lauti pasti che non avevano più nelle lande gelide dalle quali provengono. I primi migratori e i più sensibili sono i colombacci, poi arrivano i tordi e infine le beccacce. Ovviamente gli uccelli di padule e d'acqua e i piccoli insettivori. Le Beccacce in genere aspettano che la tramontana o la bora si faccia insistente. Le nevicate ammanteranno il terreno di bianco e i vermi si affonderanno nel terreno. Arriva l'ora di spostarsi. Il volo avviene di notte per evitare i rapaci ...

Freddo di Tramontana beccacce in arrivo

Un carniere di beccacce sui monti della Calabria in un freddo mese di dicembre.Quando ancora i divieti e i parchi erano lontani da venire. ><<<><<<<<><<<<<<< In questi giorni improvvisamente, come mai in altri anni, la temperatura si è abbassata e il freddo ha cominciato ad imperversare. Una fredda e secca tramontana ha spazzato i monti posti a riparo della città e li ha resi puliti e estremamente visibili.Sembra di toccarli con mano. Molti si sono lamentati per il freddo io no. Sono appassionato di questo poderoso e secco vento che viene dall'est. Lo amo fin dalla mia più giovane età e mi fa sentire anche più in gamba, si respira,si cammina,si mangia e si dorme meglio. Ovviamente qualche coperta sul letto non guasta e il blusotto di piumino deve essere a portata di mano.Perché lo amo? Semplice, smuove le beccacce. E i tordi. E tutti gli altri migratori. Ve...

Un nuovo modo di andare a caccia

                                              Red,setter tricolore di grande classe, in ferma solida e espressiva. La caccia col cane da ferma è finita. Ovviamente mi riferisco alla caccia classica che richiede selvaggina classica per il cane da ferma. Per primo La Starna e dopo Coturnice,Pernice,Quaglia e Beccaccia. Non includo il fagiano perché trattasi di un surrogato che spesso rovina i cani da ferma invece di aiutarli ad esprimere le loro potenzialità. La fine delle caccia col cane da ferma coincide con la fine dei terreni coltivati e mantenuti da agricoltori e mezzadri,usati da pastori e vaccari,colonizzati da intere famiglie di fruitori del territorio agro-silvo-forestale per tutte le attività che ha visto crescere il genere um...

Verzino un pezzo di Calabria bello e dannato

Un panorama di Verzino che serve a rendere l'idea di quanto si sia esteso il paese.La contraddizione consiste nel fatto che più si é esteso e più si é disabitato.L'emigrazione, alla ricerca di posti di lavoro, é stata continua e non reversibile.L'economia agricola e pastorale, assolutamente insufficiente o non appagante, è stata distrutta.Pochi nostalgici o anziani ancora coltivano le Vigne dal vino rubino, eccellente e armonico e gli Ulivi che producono olio di grande qualità. Il palazzo comunale,nel centro storico,è stato completamente ristrutturato e restaurato.Resta poco dei fasti antichi allorquando ospitava il Duca Cortese.Lo stemma gentilizio orna ancora il portale. Lontani anche i tempi dell'opulenza della famiglia Anania che lo vendette,assieme a tutti i possedimenti agrari, per ritirarsi prima a Savelli e poi in Sila o a Roma. Il portone é stato abilmente sostituito all'originale.Frutto de...

Beccacce un giorno

Carniere di Beccacce in bella mostra realizzato da mio figlio Vincenzo sui contrafforti della pre_Sila crotonese. Le buone annate spesso consentivano carnieri del genere, anche in una o due battute di caccia, con bravi cani e un ottimo compagno di caccia. I monti e le valli dove le Beccacce trovano ricettacolo e cibo.A sinistra una vallata di Righio ,in basso e al centro una panoramica delle "Serre dell'Ammarrata " Nelle valli e nei canaloni,nei colli e nei declivi,nei costoni e nei contrafforti. C'erano vasti territori coltivati e frequentati da mandrie di caprini,ovini e vaccini.Le coltivazioni rendevano i terreni più ricettivi per qualunque selvatico e l'albergare degli animali domestici in mandrie più o meno grosse teneva il terreno pulito da rovi e piante infestanti,concimato e grasso perchè vi nascessero varie forme di vita appetibili ai selvatici. Le boscaglie, spesso tagliate per fare carbone, erano aperte in più parti e soggette a ospitar...

La Sila e i suoi Laghi.

Il Lago "Cecita" si snoda sinuoso fra le pianure dell'altopiano Silano. Qualcuno scrisse:la Sila potrebbe essere un Paradiso terrestre ma ci manca qualcosa.Un Lago.Ebbene aiutiamo il buon Dio e facciamo qualche lago artificialmente.Ora ce n'é più d'uno e tutti impreziosiscono il bellissimo paesaggio Vedute del Lago "Cecita" vicino a Camigliatello Silano: cuore del turismo silano e centro del Parco nazionale della Sila

I Bretons leggende e verità.

Cani tutto fare ma da trattare con le molle. Il soggetto qui sotto é stato il mio miglior breton in assoluto.Riportò la prima beccaccia abbattuta a soli sei mesi dopo averla cercata e trovata in un folto castagneto.Fermò la sua prima Beccaccia a soli 11 mesi.Dopo ciò,con lui cacciai una intera stagione senza disturbare gli altri miei cani tanto mi fece divertire. Dopo di che gli altri li lasciai solo per fare le gare utilizzandolo a caccia di continuo. Correva a giornate con il suo galoppo breve ed energico battendo la macchia come nessuno mai.Fermava di scatto a testa alte e guidava al rallentatore come facesse la moviola. Riportò di tutto dall'acqua,dal bosco e dalla prateria senza mai sciupare un selvatico anzi,spesso mi preoccupavo per la paura che gli animali feriti gli scappassero di bocca tanta era la delicatezza della presa.Scovò:Beccacce,Quaglie,Fagiani,Starne;Pernici,Lepri e Conigli,molto spesso anche Volpi,Caprioli e Cinghiali.Fermandoli brevemente al covo e inseguendoli...

La valle del fiume Vitravo.

Le forre,le gole e le cascate del fiume Vitravo. Il fiume " Vitravo " nasce nelle montagne di Verzino in località " Sursumu " ,che in dialetto equivale a sorgente, dalle parti del " Varco della Chiatra " , fra il " Campo delle Vavole ,il " Piano della Regina e " Comito ". Siamo quasi ai confini col territorio del comune di Campana che si estende più a norde-est.Vastissimi boschi di quercia coprono le colline circostanti e l'orografia non é di sviluppo verticale molto accentuato.Si tratta di dolci colline, al di sopra dei settecento metri, che via via si aggrappano ai ben più alti monti Silani che sono nei pressi.La vegetazione denuncia un clima che si confà alle attività umane della pastorizia e della coltivazioni di orti e seminati anticamente fiorenti.Le felciaie coprono il campo, sovrastate da querce d'altezza anche elevata. Il fiume nasce come piccolo torrente dove andavano le mandrie all...